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Death grip syndrome: la presa troppo salda che desensibilizza il pene

da | Sessuologia

Scritto da Alberto Galia, psicologo e sessuologo.
Lavoro online con persone e coppie che vogliono uscire da un blocco in tempi brevi e con un approccio pratico ed evidence-based. APA Associate Member, iscritto al registro SISES e membro dell’International Test Commission. Oltre 1500 pazienti e più di 30 aziende hanno scelto di lavorare con me sulla promozione del loro benessere emotivo. Revisore scientifico per le sezioni Psicologia e Sessuologia di pazienti.it.

Molti uomini si masturbano da anni con una presa molto stretta e un ritmo intenso, per poi faticare a raggiungere l’orgasmo col partner. In questo scenario si colloca la death grip syndrome, un termine diffuso online ma non del tutto chiaro sul piano clinico. Di cosa si tratta? In che modo una specifica tecnica masturbatoria può alterare la sensibilità del pene? E soprattutto: si tratta di un problema reversibile? In questo articolo, rivolto a chi sta sperimentando questo problema, cercherò di dare risposta a tali quesiti. Vedremo inoltre cosa dice la ricerca scientifica e come una rieducazione masturbatoria mirata permette, nella maggior parte dei casi, di recuperare.

Che cos’è la death grip syndrome

La death grip syndrome indica una condizione in cui si manifesta ridotta sensibilità peniena e conseguente difficoltà nel raggiungimento dell’orgasmo col partner (o nei casi più gravi anche in autoerotismo); tali difficoltà sono da attribuirsi a una presa eccessivamente stretta e a un ritmo intenso durante la masturbazione, fattori, questi, in grado di condizionare la sensibilità peniena consentendole di rispondere esclusivamente a stimoli di questo tipo, stimoli che difficilmente saranno replicabili durante il rapporto vaginale o anale.

Nota bene: il termine è colloquiale, e non strettamente clinico, e infatti non rappresenta di per sé una diagnosi. Descrive, tuttavia, un fenomeno reale, che la sessuologia conosce da tempo e con una varietà di nomi. Il costrutto clinico di riferimento è la sindrome masturbatoria traumatica, descritta da Sank (1998) come uno «stile masturbatorio idiosincratico associato a disfunzioni erettili ed eiaculatorie». Successivamente, Perelman ha individuato nella masturbazione idiosincratica una causa frequente di eiaculazione ritardata (Perelman & Rowland, 2006). La death grip syndrome, in sostanza, rappresenta la versione popolare di tali concetti (allo stesso modo in cui il cosiddetto “esaurimento nervoso” rappresenta la versione popolare dei concetti clinici di burnout, depressione e disturbo dell’adattamento)

In che modo una presa salda produce desensibilizzazione

Il meccanismo è di condizionamento, più che di danno fisico: quando il pene viene stimolato per anni con una certa pressione, una velocità e una posizione molto specifiche, il cervello associa l’orgasmo esclusivamente a quel tipo di stimolo. La mano, la bocca o la vagina di un partner offrono una stimolazione più delicata e variabile, che il corpo non riconosce più come sufficiente.

Perelman ha descritto con precisione i fattori in gioco: velocità, pressione, durata, posizione del corpo e concentrazione su un punto specifico durante l’autoerotismo (Perelman & Rowland, 2006). Vi si aggiunge spesso una discrepanza tra la fantasia coltivata da soli e la realtà del rapporto. Tutto ciò spiega perché la difficoltà compaia con il partner, mentre la masturbazione rimane funzionante nella maggioranza dei casi.

 

Lo sapevi che…?

Sank (1998) avanzò una proposta all’epoca provocatoria: introdurre un’educazione alla masturbazione in famiglia, a scuola o negli ambulatori pediatrici. L’obiettivo era prevenire fin dall’adolescenza l’instaurarsi di abitudini capaci di condizionare la risposta sessuale adulta.

Sintomi: come riconoscere la death grip syndrome

I segnali sono abbastanza riconoscibili e ruotano attorno a un contrasto netto: tutto funziona da soli, molto meno in coppia. Tra i più frequenti:

  • ridotta sensibilità del pene durante il rapporto, con la sensazione che la stimolazione del partner non basti;
  • anorgasmia o eiaculazione ritardata col partner;
  • sensazione di scarso piacere o anestesia genitale durante il rapporto sessuale col partner;
  • necessità di concludere con la masturbazione manuale durante il rapporto sessuale;
  • talvolta un calo dell’erezione durante il rapporto.

Questi sintomi si sovrappongono in parte a quelli dell’eiaculazione ritardata, della disfunzione erettile e di numerose altre condizioni psicosessuologiche, e in quanto tali meritano una valutazione professionale che ne chiarisca la natura e l’origine.

Cosa dice la ricerca scientifica sulla death grip syndrome

La letteratura scientifica non adotta l’etichetta di death grip syndrome, seppur indagando da decenni il fenomeno che essa descrive. Gli studi al riguardo si sono concentrati sulla presenza di uno stile masturbatorio atipico o idiosincratico, misurandone gli effetti sulla funzione erettile ed eiaculatoria. Di seguito una presentazione dei lavori più rilevanti, in ordine cronologico.

  • Sank (1998), studio seminale su quattro casi clinici. Il ricercatore descrisse per primo la sindrome masturbatoria traumatica, analizzando uomini che si masturbavano in modo idiosincratico, spesso in posizione prona, quotidianamente e per anni. Tutti presentavano un disturbo erettile oppure orgasmico; da qui la raccomandazione, allora inedita, di indagare lo stile masturbatorio davanti a una disfunzione sessuale maschile.
  • Kafkasli et al. (2021), valutazione su 1819 pazienti. Lo studio ha cercato di verificare una potenziale associazione tra comportamento masturbatorio atipico e predisposizione alla disfunzione erettile. I risultati indicano che il 39,3% dei pazienti presentava una disfunzione erettile associata, presentando pertanto la sindrome masturbatoria traumatica come possibile causa rilevante del disturbo erettile.
  • Can et al. (2023). I ricercatori hanno confrontato uomini con e senza disfunzione erettile, classificando quali pratiche traumatogene la masturbazione prona, l’eccessiva pressione esercitata sul pene e la masturbazione attraverso gli indumenti. L’analisi ha dimostrato un’associazione tra masturbazione atipica e disfunzione erettile.
  • Wang et al. (2024). La ricerca più ampia sul tema ha preso in considerazione 2743 uomini all’interno della popolazione generale e ha stimato al 10,97% la prevalenza della masturbazione atipica. Chi la praticava mostrava punteggi più bassi all’IIEF-6 (International Index of Erectile Function) di Rosen et al. (1997) e di conseguenza tassi di disfunzione erettile più elevati. Nessuna differenza significativa emergeva invece sull’eiaculazione precoce.

Death grip syndrome, pornografia e disturbi correlati

Il tema si intreccia strettamente con la pornografia e con la masturbazione compulsiva, argomenti che tratto spesso nel mio lavoro. La stimolazione visiva intensa e la disponibilità continua di contenuti sempre nuovi amplificano la discrepanza tra fantasia e realtà. Ne deriva una soglia dell’eccitazione tarata su livelli che una situazione reale difficilmente raggiunge. Non stupisce, di conseguenza, che tale condizione si manifesti di frequente accanto alla disfunzione erettile indotta da pornografia (PIED). In entrambi i casi il denominatore comune è un condizionamento dell’eccitazione, costruito attorno a uno stimolo artificiale e ripetuto. Riconoscere questo intreccio è il primo passo per impostare un intervento efficace.

Come lavoro sulla death grip syndrome: la rieducazione masturbatoria

Nella mia attività di sessuologo incontro spesso uomini convinti di avere un problema fisico irreversibile, quando in realtà hanno soltanto abituato il proprio corpo a una modalità di piacere molto particolare. Alcuni arrivano dopo mesi di preoccupazione, altri dopo tentativi frustranti con la partner. La reazione più comune, quando spiego il meccanismo, è di sollievo: comprendere che si tratta di un condizionamento appreso, e come tale modificabile, ribalta la prospettiva.

Attenzione: la death grip syndrome rappresenta una di quelle condizioni soggette a “sindrome dello studente di Psicologia“, vale a dire una di quelle condizioni che le persone tendono a diagnosticarsi con facilità eccessiva (proprio come succede ad alcuni studenti delle facoltà di Psicologia che, al primo esame di Psicopatologia, tendono ad autodiagnosticarsi l’intero manuale diagnostico). Come mai è così semplice farsi una diagnosi di death grip syndrome? Per una serie di motivi:

  1. mancanza di un confronto: ogni uomo è abituato, nella maggioranza dei casi, a masturbare solo sé stesso, per cui non ha un metro di paragone. Non sa se i suoi coetanei utilizzi una presa altrettanto salda, quali siano i punti di contatto tra mano e pene nella popolazione e via dicendo. Se anche ha avuto modo di esporsi alla pornografia, tali informazioni non risultano comunque accessibili. Diventa dunque difficile capire se la propria stretta sia eccessiva o meno;
  2. tratti ossessivi: le persone che leggono articoli e blog, che fanno ricerche online o che abusano dell’AI per comprendere potenziali patologia sono solitamente persone con tratti ossessivi, che tendono all’overload informativo e alla confusione. La death grip syndrome, al pari della PSSD, della sindrome post-finasteride, della sindrome masturbatoria traumatica, della PIED, della masturbazione compulsiva e della dipendenza da pornografia, presenta pertanto un elevato potenziale autodiagnostico (spesso erroneo).

Quando la diagnosi è corretta, tuttavia, imposto un lavoro di rieducazione masturbatoria: si tratta di un intervento di graduale riadattamento dello stimolo verso condizioni più simili a quelle del rapporto. Nel concreto si lavora sui seguenti elementi:

  • ricalibrazione dell’impugnatura adottata;
  • ricalibrazione della pressione esercitata;
  • ricalibrazione del ritmo;
  • adeguamento della frequenza e della durata masturbatoria, con eventuale abolizione delle pratiche di edging;
  • rallentare il ritmo e diminuire la frequenza;
  • rendere lo stimolo più flessibile, il che comporta la capacità di masturbarsi in una varietà di situazioni (es. in piedi, con stimolazione leggera, con scarso attrito, modificando i punti di contatto e via dicendo);
  • ridimensionare il ricorso alla pornografia, quando quest’ultima ha condizionato eccessivamente lo stimolo masturbatorio.

Accanto a questo, un percorso sessuologico aiuta a ricalibrare l’eccitazione e a sciogliere l’ansia da prestazione che spesso si somma al problema. Nella mia pratica adotto un approccio mirato soprattutto a flessibilizzare lo stimolo e a modificare le sequenze che mantengono il problema.

FAQ – Domande frequenti sulla death grip syndrome

La death grip syndrome provoca danni permanenti al pene?

No, nella maggioranza dei casi non provoca alcun danno fisico ai nervi né ai tessuti; si tratta di un condizionamento dell’eccitazione, e come tale reversibile con una rieducazione graduale dello stimolo.

In quanto tempo si recupera?

Come sempre, i tempi variano notevolmente da persona a persona, in base a quanto è radicata l’abitudine, in base all’aderenza alle prescrizioni e in base alla presenza di comorbilità. Alcuni notano miglioramenti in poche settimane, altri richiedono qualche mese di lavoro costante sulla modalità di stimolazione.

Devo smettere del tutto di masturbarmi?

L’astinenza completa, che rappresenta un intervento drastico, è necessaria solo di rado; in tutti gli altri casi diventa importante rieducarsi a uno stimolo flessibile.

La death grip syndrome è la stessa cosa dell’eiaculazione ritardata?

No, la death grip syndrome rappresenta semplicemente una tra le varie cause di eiaculazione ritardata.

Può causare problemi di coppia?

Sì, anzi le persone con death grip syndrome tendono a cercare supporto perlopiù a causa della disfunzione insorta nella coppia durante il rapporto sessuale col partner.

Serve una terapia di coppia oppure basta un percorso individuale?

Nella maggior parte dei casi un percorso individuale di rieducazione è sufficiente. Il coinvolgimento della partner risulta essere necessario quando quest’ultima crea un clima relazionale di tensione che non consente all’uomo di sperimentarsi liberamente nel corso del rapporto sessuale.

 

Bibliografia

Can, U., Kafkasli, A., Coskun, A., Canakci, C., Dincer, E., Tuncer, M., & Karatas, B. (2023). Traumatic masturbation and erectile dysfunction: A matched case-control study. International Journal of Urology, 30(12), 1134-1140. https://doi.org/10.1111/iju.15279

Kafkasli, A., Yazici, O., Can, U., Coskun, A., Boz, M., Karatas, B., & Kece, C. (2021). Traumatic masturbation syndrome may be an important cause of erectile dysfunction in premature ejaculation patients. Andrologia, 53(9), e14168. https://doi.org/10.1111/and.14168

Perelman, M. A., & Rowland, D. L. (2006). Retarded ejaculation. World Journal of Urology, 24(6), 645-652. https://doi.org/10.1007/s00345-006-0127-6

Rosen, R. C., Riley, A., Wagner, G., Osterloh, I. H., Kirkpatrick, J., & Mishra, A. (1997). The international index of erectile function (IIEF): A multidimensional scale for assessment of erectile dysfunction. Urology, 49(6), 822-830. https://doi.org/10.1016/S0090-4295(97)00238-0

Sank, L. I. (1998). Traumatic masturbatory syndrome. Journal of Sex & Marital Therapy, 24(1), 37-42. https://doi.org/10.1080/00926239808414667

Wang, C., Chen, X., Liu, Z., & Zhang, Y. (2024). The association between atypical masturbation and male sexual dysfunction: A study based on men in heterosexual relationships. Archives of Sexual Behavior, 53(8), 3165-3172. https://doi.org/10.1007/s10508-024-02929-y

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