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Masturbazione prona: quando l’abitudine diventa disfunzione

da | Sessuologia

Scritto da Alberto Galia, psicologo e sessuologo.
Lavoro online con persone e coppie che vogliono uscire da un blocco in tempi brevi e con un approccio pratico ed evidence-based. APA Associate Member, iscritto al registro SISES e membro dell’International Test Commission. Oltre 1500 pazienti e più di 30 aziende hanno scelto di lavorare con me sulla promozione del loro benessere emotivo. Revisore scientifico per le sezioni Psicologia e Sessuologia di pazienti.it.

Alcuni uomini si masturbano da sempre sdraiati a pancia in giù, premendo il pene contro il materasso, il cuscino o il pavimento. Questa abitudine ha un nome tecnico, masturbazione prona, e negli ultimi anni è finita sotto la lente della ricerca sessuologica. Perché una semplice abitudine autoerotica è rilevante in sessuologia? Quali effetti produce sulla risposta sessuale, e come si torna indietro? Questo articolo risponde a tali quesiti ed è dedicato a  coloro che si riconoscono nella descrizione di questo fenomeno. Vedremo inoltre cosa dicono gli studi più recenti e quali strategie risultano più adatte per modificare l’abitudine.

Che cos’è la masturbazione prona (o alternativa)

Per masturbazione prona (o alternativa) s’intende la stimolazione ottenuta sdraiandosi a pancia in giù e sfregando il pene contro una superficie, come il letto, un cuscino o il pavimento. In questa modalità la mano svolge un ruolo marginale oppure assente, dal momento che il movimento principale coinvolge il bacino e il resto del corpo.

Tale pratica rientra nella categoria clinica dei comportamenti masturbatori atipici, insieme allo sfregamento attraverso i vestiti e alla compressione tra le cosce. In sessuologia viene inquadrata nell’ambito della sindrome masturbatoria traumatica, il costrutto descritto da Sank (1988) per indicare stili masturbatori idiosincratici associati a disfunzioni erettili ed eiaculatorie. Spesso tale abitudine s’instaura in adolescenza e prosegue per anni senza che la persona la consideri rilevante.

Nella mia attività di sessuologo questa abitudine emerge quasi mai spontaneamente. Gli uomini raccontano infatti la difficoltà con la partner, e la posizione salta fuori soltanto quando la indago direttamente. Molti, del resto, la praticano dall’adolescenza senza averla mai collegata al problema, convinti piuttosto di avere qualcosa che non va sul piano fisico.

Il momento più delicato è proprio questo: comprendere che l’origine sta in un’abitudine appresa produce sollievo e, insieme, un certo imbarazzo retrospettivo. La reazione più comune è una domanda, che suona più o meno “e perché nessuno me l’ha mai chiesto?”. Se ti riconosci in questa descrizione, una consulenza sessuologica online può aiutarti a impostare un percorso su misura.

Perché la posizione prona può creare problemi

Il nodo sta nella riproducibilità dello stimolo. Perelman ha individuato tre fattori associati all’eiaculazione ritardata:

  1. stile masturbatorio idiosincratico, definendo idiosincratica una tecnica autoerotica che la mano, la bocca o la vagina del partner non possono riprodurre facilmente (Bronner & Ben-Zion, 2014).
  2. frequenza masturbatoria elevata;
  3. discrepanza tra le fantasie coltivate privatamente e il rapporto sessuale reale.

 

Lo sapevi che…?

La posizione prona presenta come effetto collaterale un’eiaculazione ritardata talmente forte da essere stata sperimentata anche come terapia per l’eiaculazione precoce: un gruppo di ricercatori cinesi ha addestrato per dodici settimane alcuni pazienti con eiaculazione precoce a masturbarsi in posizione prona, ipotizzando che l’effetto desensibilizzante potesse allungare i tempi. I risultati preliminari sono stati incoraggianti, sebbene il campione fosse molto piccolo e lo studio privo di gruppo di controllo (Ma et al., 2023).

Cosa dice la ricerca scientifica sulla masturbazione prona

Negli ultimi anni l tema è passato dall’aneddotica clinica alla verifica empirica su ampi campioni. Di seguito i lavori più significativi, in ordine cronologico.

  • Sank (1998). Nel suo studio seminale sulla sindrome masturbatoria traumatica, l’autore descrive alcuni casi di uomini che si masturbavano quotidianamente, molti dei quali proprio in posizione prona; tutti presentavano un disturbo orgasmico o erettile;
  • Bronner e Ben-Zion (2014). I due autori analizzano giovani uomini che adottano pratiche masturbatorie insolite, formalizzando i tre fattori individuati da Perelman. Propongono inoltre una serie di domande specifiche da porre in sede di valutazione, perché senza un’indagine mirata l’abitudine resta invisibile al clinico.
  • Can et al. (2023). I ricercatori hanno confrontato un gruppo di uomini affetti da disfunzione erettile con un campione sano. Dalle analisi emerge come lo sfregamento in posizione prona risulti più frequente nei pazienti con disfunzione erettile (11% del campione, rispetto al 7% del campione sano). Anche lo sfregamento attraverso i vestiti mostrava una correlazione simile (13% nel gruppo con disfunzione, rispetto al 9% del gruppo sano).
  • Wang et al. (2024). Lo studio più recente sul campo ha stimato 10,97% la prevalenza complessiva della masturbazione atipica nella popolazione. Chi la pratica riporta punteggi più bassi al test IIEF-6 (International Index of Erectile Funtion), il test di Rosen et al. (1997) che valuta la funzionalità erettile (più è elevato il punteggio, migliore è la funzionalità erettile). Non risultano essere presenti, invece, differenze rilevanti in termini di eiaculazione precoce.

Un dato di cornice aiuta a interpretare questi numeri. L’eiaculazione ritardata resta la disfunzione sessuale maschile meno frequente, con una prevalenza sotto il 3% (Perelman & Rowland, 2006). Nella popolazione che pratica la masturbazione prona, però, la sua incidenza appare sproporzionatamente alta.

Quali sono i segnali che devono far riflettere

Solitamente il campanello d’allarme è rappresentato da una netta differenza tra il buon funzionamento in autoerotismo e lo scarso funzionamento riscontrato nel rapporto sessuale di coppia. Chi pratica la masturbazione prona da anni, infatti, riferisce alcune difficoltà ricorrenti:

  • eiaculazione ritardata o assente (anorgasmia) durante il rapporto sessuale, con preservato funzionamento in autoerotismo;
  • ridotta sensibilità del pene (o percezione di anestesia genitale) alla stimolazione del partner;
  • erezione meno stabile durante la penetrazione, a fronte di un’erezione valida in autoerotismo;
  • necessità di contrarre fortemente la muscolatura perinea o di assumere determinate posizioni per arrivare all’orgasmo.

Vale comunque la pena precisare un punto: la presenza di questi segnali non implica alcun danno anatomico; si tratta, semplicemente, dell’aver condizionato il proprio sistema nervoso al raggiungimento del piacere attraverso segnali iperspecifici.

Masturbazione prona, pornografia e sindrome masturbatoria traumatica

Nella pratica clinica questi elementi si presentano quasi sempre intrecciati: la masturbazione prona si accompagna talvolta a un utilizzo intensivo di pornografia, e insieme costruiscono una soglia dell’eccitazione difficile da raggiungere nella realtà. Aumenta così la discrepanza tra fantasia e rapporto reale, che rappresenta il terzo dei fattori descritti da Perelman.

Il contenitore diagnostico di riferimento resta la sindrome masturbatoria traumatica. Al suo interno convivono due varianti dello stesso condizionamento: l’abitudine prona, dove lo stimolo nasce dallo sfregamento contro una superficie, e la death grip syndrome, dove agisce invece la pressione eccessiva della presa manuale. Cambia il gesto, e tuttavia il meccanismo è identico: un’eccitazione tarata su uno stimolo che il corpo del partner difficilmente riproduce.

A questo si aggiunge il versante della frequenza. La dipendenza da pornografia e la masturbazione compulsiva moltiplicano le occasioni in cui lo schema viene rinforzato, e la frequenza elevata rappresenta di per sé il primo dei fattori individuati da Perelman. Ogni ripetizione, in sostanza, consolida l’associazione tra l’orgasmo e una modalità che nel rapporto sessuale non esiste. L’esito più noto di questo intreccio prende il nome di disfunzione erettile indotta da pornografia (PIED). In questo caso l’erezione si mantiene davanti allo schermo e vacilla invece col partner, secondo la stessa logica di condizionamento.

Come cambiare abitudine: la rieducazione

Abbandonare la masturbazione prona richiede metodo e costanza. L’intervento centrale consiste in una rieducazione masturbatoria che porti il sistema nervoso dell’individuo a ricondizionarsi, riavvicinando l’autoerotismo alle condizioni esperite nel rapporto reale. Il percorso prevede una serie di step concreti e che tuttavia non possono essere definiti a priori, in quanto anche all’interno della masturbazione prona vi è una certa varietà in termini di stimolo, frequenza, durata, posizione e numerose altre variabili. L’obiettivo rimane sempre e comunque la flessibilizzazione dello stimolo attraverso cui si diventa capaci di raggiungere l’orgasmo.

Il riadattamento richiede in genere alcuni mesi, e nell’affrontare i diversi step l’individuo deve essere disposto a tollerare alcune settimane iniziali in cui la sensibilità risulta essere del tutto insoddisfacente. Si tratta di un passaggio obbligato, che segnala il ricalibrarsi della risposta. Un percorso sessuologico aiuta a sostenere questa fase e a gestire l’ansia da prestazione che talvolta si accompagna a questo stile autoerotico. Nel mio lavoro adotto un approccio esclusivamente pratico, orientato a interrompere le sequenze che mantengono il problema.

 

FAQ – Domande frequenti sulla masturbazione prona

La masturbazione prona danneggia il pene?

No, non esistono evidenze di lesioni anatomiche ai nervi o ai tessuti cavernosi. Le difficoltà documentate, infatti, sono di natura funzionale e riguardano il condizionamento della risposta sessuale, che come tale risulta reversibile.

Perché riesco a raggiungere l’orgasmo da solo e non con la mia partner?

Perché il corpo, nel tempo, ha imparato ad associare l’orgasmo a uno stimolo molto specifico che la partner non può riprodurre. Si tratta del meccanismo descritto come stile masturbatorio idiosincratico (Bronner & Ben-Zion, 2014).

Quanto tempo serve per recuperare?

I tempi variano in base a quanto è radicata l’abitudine e all’aderenza alle indicazioni. Alcuni notano cambiamenti in poche settimane, mentre altri necessitano di alcuni mesi di lavoro costante.

Devo smettere del tutto di masturbarmi?

Raramente, in realtà, serve l’astinenza completa; nella maggior parte dei casi è sufficiente un intervento di rieducazione masturbatoria.

La masturbazione prona causa sempre problemi sessuali?

No, molti uomini la praticano senza alcuna difficoltà, e anche negli studi scientifici la associazione è statistica, non deterministica. Diventa clinicamente rilevante soltanto quando compaiono difficoltà nel rapporto di coppia.

Durante il rapporto sento poco: è normale?

Sì, ed è un segnale atteso: la sensibilità appare ridotta finché il sistema non si riabitua a uno stimolo più delicato; con la costanza, tuttavia, questa fase transitoria tende a risolversi.

Bibliografia

 

Bronner, G., & Ben-Zion, I. Z. (2014). Unusual masturbatory practice as an etiological factor in the diagnosis and treatment of sexual dysfunction in young men. The Journal of Sexual Medicine, 11(7), 1798-1806. https://doi.org/10.1111/jsm.12501

Can, U., Kafkasli, A., Coskun, A., Canakci, C., Dincer, E., Tuncer, M., & Karatas, B. (2023). Traumatic masturbation and erectile dysfunction: A matched case-control study. International Journal of Urology, 30(12), 1134-1140. https://doi.org/10.1111/iju.15279

Ma, G., Wang, C., Chen, X., Xi, Y., Lai, Y., & Zhang, Y. (2023). Short-term effect of the prone masturbation training on premature ejaculation. UroPrecision, 1(2), 84-88. https://doi.org/10.1002/uro2.12

Perelman, M. A., & Rowland, D. L. (2006). Retarded ejaculation. World Journal of Urology, 24(6), 645-652. https://doi.org/10.1007/s00345-006-0127-6

Rosen, R. C., Riley, A., Wagner, G., Osterloh, I. H., Kirkpatrick, J., & Mishra, A. (1997). The international index of erectile function (IIEF): A multidimensional scale for assessment of erectile dysfunction. Urology, 49(6), 822-830. https://doi.org/10.1016/S0090-4295(97)00238-0

Sank, L. I. (1998). Traumatic masturbatory syndrome. Journal of Sex & Marital Therapy, 24(1), 37-42. https://doi.org/10.1080/00926239808414667

Wang, C., Chen, X., Liu, Z., & Zhang, Y. (2024). The association between atypical masturbation and male sexual dysfunction: A study based on men in heterosexual relationships. Archives of Sexual Behavior, 53(8), 3165-3172. https://doi.org/10.1007/s10508-024-02929-y

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